Video-intervista di Giorgia Meloni: “Disaffezione al nostro paese nel mondo”
“Gli italiani che appartengono alla categoria degli ‘italiani bravi’ e intraprendenti sono costretti a lasciare il nostro paese per le difficoltà che ci sono qui a ‘fare’. Quelli che stanno dalla parte del ‘fare’ molto spesso si trovano nella necessità di lasciare il paese perché la burocrazia qui ti strangola, è difficile farsi dire di sì qualunque cosa: se ne vanno però ovviamente poi sentono questa nostalgia forte per le loro radici, perché tutti amano il luogo dove sono nati e cresciuti, e non si può non amare l’Italia”. Lo ha detto Andrea Bocelli, parlando in una video-intervista realizzata dal leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e trasmessa nel corso della convention “Atreju”, in corso di svolgimento fino a domenica alle Officine Farneto di Roma.
“C’è una certa disaffezione al nostro paese andando in giro per il mondo – ha aggiunto Bocelli – italiani che hanno lasciato il nostro paese anni fa stanno dimenticando la lingua e non fanno nulla per mantenerla e a me questo fa male perché l’italiano è una lingua meravigliosa sia dal punto di vista del suono che dei contenuti. In italiano ci si può veramente esprimere per quello che si vuol dire, mentre nelle altre lingue bisogna accontentarsi di essere un po’ più approssimativi. Sono molto legato alla mia terra forse anche per motivi linguistici: la lingua è solo la lingua fra uguali. Quando ci si può capire fra uguali, apparteniamo allo stesso paese”.
Per Bocelli, “basterebbe togliere le manette a tutti quelli che hanno voglia di fare in questo paese. Invece di fare dei processi alle intenzioni prima ancora che le cose accadano, aspettare che accadano prima di punire casomai, se dovesse essercene bisogno. In Italia, nonostante tutto, esiste ancora una scuola che è in grado di preparare grandi professionisti, perché ci sono delle università eccezionali. Basterebbe lasciare agli italiani la libertà di esprimersi come sanno fare e come spesso vanno a fare all’estero. In Italia ci sono due categorie di popolazioni: quelli che fanno e quelli che criticano. I latini dicevano: quelli che sanno fanno e quelli che non sanno criticano. Se noi sciogliessimo le mani a quelli che hanno voglia di fare e legassimo la lingua a quelli che criticano vivremmo in un altro paese”.
“Da quando sono al mondo – ha proseguito – io ho sempre detto che per i miei figli sogno la possibilità di crescere e realizzarsi come uomini liberi che significa la possibilità di fare quello che sono in grado di fare. Detto questo dico sempre a loro che l’importante non è fare quel che si ama ma amare quel che si fa. Questo significa avere la buona volontà la mattina di fare quello che siamo chiamati a fare con volontà ed entusiasmo perché solo così si ottengono risultati. Il secondo figlio ahimé ha ereditato questa passione per il canto e la cosa mi inquieta un po’ perché sappiamo tutti quanti che la vita dei figli d’arte è un po’ difficile però questo non deve scoraggiarlo – ha concluso Bocelli – intanto l’importante è che si impegni per imparare a fare questo, poi vedremo.
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