“Per la prima volta, sul conflitto in Siria, sento la verità in Italia” le parole di Don Ihabb Alraxhid sacerdote greco melchita della Diocesi di Damasco, sono arrivate al termine della presentazione del libro Fratelli traditi di Gian Micalessin, inviato di guerra per Il Giornale, presso la Sala Carlo Magno di Atreju. Nell’incontro moderato da Alessandro Urzì, coordinatore regionale Fdi Trentino Alto Adige, Micalessin ha raccontato – anche attraverso la messa in onda di alcuni video da lui realizzati sul fronte siriano – la verità che l’Occidente non ha mai avuto il coraggio di ascoltare.

E questa verità passa proprio attraverso le parole che caratterizzano il titolo del suo ultimo libro: “Fratelli traditi”, termini forti che richiamano la vicinanza e il legame. Non a caso a chi gli ha chiesto perché si parli poco del conflitto in Siria, Micalessin ha risposto che questo succede perché l’Occidente ha dimenticato le proprie radici e la propria identità, perseguendo un vago laicismo che non si capisce dove voglia arrivare. “Non abbiamo calpestato i diritti di una minoranza – ha osservato Micalessin – ma le nostre radici e identità che nasce in Siria nel 30 d.C. quando cioè S. Paolo si ferma a Damasco, dando vita a quei valori che animano l’Europa”.

Ma dalla Siria sono arrivate anche altre versioni circa il conflitto: quella di Micalessin è sicuramente diversa, come lui stesso ha osservato “da quella fornita dalle cancellerie occidentali. C’era la voce dei buoni che erano i ribelli, per antonomasia i moderati, quelli che dovevamo portare al potere: e dall’altra parte c’era il cattivo Assad. Mi chiedevo dove fosse finita la voce dei fratelli cristiani. Così nel settembre 2012 ho deciso di andare in Siria per capire quella guerra”. E così, mentre Padre padre Hanna Jallouf
Raccontava a Micalessin le prime decapitazioni, alla Farnesina si ricevevamo ĺe delegazioni dei ribelli siriani. La capitolazione del regime siriano, visto come diga al terrorismo islamista, si è evitata grazie agli interventi del Papa e di Putin. L’importanza di un conflitto in quell’area è stata sottolineata da Mario Mauro, presidente Popolari per l’Italia ed ex ministro della Difesa che ha svolto un ruolo attivo nella guerra che coinvolge Damasco: “La distruzione delle comunità cristiane è uno strumento attraverso il quale si toglie la possibilità di una riconciliazione nazionale in Siria, e si toglie la possibilità di una riconciliazione tra Stati in quello scacchiere”.

A sottolineare di un testo come “Fratelli traditi” ci ha pensato Diego Fusaro: “Il giornalismo è dire ciò che il potere non vuole che si dica. In questo senso questo libro è un piccolo capolavoro”. Il merito di Micalessin, secondo Fusaro, è quello di aver raccontato il conflitto siriano recandosi in Siria senza fornire una versione seduto comodamente in uno dei palazzi di Nuova York. Chiaro e diretto il riferimento a Roberto Saviano tra le voci “autorevoli” che ha descritto il conflitto siriano secondo precise logiche. È stato proprio Saviano, ad esempio, a raccontare Ghouta come la città dei bambini distrutta. Peccato che proprio da Ghouta fossero partiti i missili dei ribelli – erroneamente considerati moderati – diretti sui quartieri cristiani di Damasco.

Per fortuna oggi la Verità sul conflitto in Siria si può cominciare a capire grazie a libri come quello di Micalessin. Altro che monologhi da New York.