La presentazione del libro di Francesco Filini “Il segreto della moneta. Verso la rivoluzione Auritiana” ha visto la partecipazione, oltre all’autore, del giornalista Angelo Polimeno Bottai e dell’economista Antonio Maria Rinaldi, con la moderazione del dibattito curata dal vicepresidente di Gioventù Nazionale, Mario Pozzi. Filini ha tenuto a precisare il significato del titolo del suo libro, premettendo all’inizio del suo intervento chi fosse Giacinto Auriti, il giurista e docente di diritto internazionale scomparso nel 2006, e quali fossero le sue teorie a proposito del concetto di appartenenza della moneta, sul debito pubblico e sul signoraggio del sistema bancario.

“Sentiamo sempre parlare di debito pubblico – ha sottolineato Filini – questo macigno che ci opprime, ma la gente non sa da dove venga questo debito, come e perché è stato contratto. Per farlo, bisogna procedere a ritroso, chiedersi a chi appartiene la moneta,
cosa significhi sovranità monetaria. Il mio è perciò un testo che fa una rivisitazione dei precetti religiosi e delle riflessioni filosofiche sulla moneta e l’usura che hanno segnato, nel bene o nel male, la storia della nostra civiltà, illustrando il pensiero di Aristotele, di San Tommaso d’Aquino, il filosofo della Scolastica, di Adam Smith e Carl Marx, padri, rispettivamente, del capitalismo e del socialismo. Il viaggio si conclude nel punto da cui si dipartono due strade emblematiche: l’una rappresentata dall’euro, dalla Bce e da Mario Draghi; l’altra rappresentata, appunto, dalla visione di Giacinto Auriti, il docente dell’Università di Teramo anticipatore, e allora inascoltato, di molte tesi su cui oggi ci confrontiamo e che scrisse libri che oggi si rivelano in tutta la loro attualità”.

Polimeno ha puntato l’indice sull’introduzione dell’euro, cui ha dedicato a sua volta un libro, sottolineando che “in Europa, nella seconda metà degli anni Novanta, è avvenuto un golpe. Un golpe di tipo inedito. Non è stato spargimento di sangue, ma vittime, quelle sì, e molte: migliaia di imprese hanno chiuso i battenti, milioni di persone, soprattutto giovani, rimaste senza lavoro, altrettanti pensionati con assegni ai limiti della sopravvivenza. Non è stato un golpe con una matrice ideologica, e non ha coinvolto un solo Stato, ma diciassette: tutti quelli compresi nell’Eurozona. E si è consumato in un momento preciso: quando le regole fissate dal Trattato di Maastricht, legittimate dai parlamenti nazionali, sono state stravolte da regolamenti stabiliti senza il vaglio di assemblee elette o di referendum fra i cittadini. I suoi effetti sono stati devastanti, ampi e duraturi, eppure è passato quasi completamente sotto silenzio. Quasi, perché poi qualcuno ha finalmente sentito il dovere di studiare a fondo fatti e documenti che hanno accompagnato l’adozione dell’euro”.

Per il professor Rinaldi “noi abbiamo un obbligo nei confronti dei nostri padri, ed è quello di lasciare ai nostri figli una nazione libera, così come ce la hanno consegnata. Di una cosa sono certo, in Italia ci sono persone capaci ed in gamba in tutti i campi, il fatto che non abbiano visibilità politica non aiuta, però una classe politica consapevole dovrebbe chiamare queste ‘riserve della Repubblica’, preparate e qualificate, e metterle a disposizione. Così che, quando saremo nel pericolo supremo, avremo le risorse
necessarie per uscire dal pantano. Senza sovranità monetaria non abbiamo futuro, dobbiamo riprenderci le chiavi di casa”.