Buongiorno Signore e Signori,

Ringrazio la Presidentessa Meloni per l’invito e ringrazio Voi per l’interesse, che mi onora e mi commuove. Voi siete italiani, io sono ungherese. La popolazione d’Italia supera sei volte quella ungherese, il suo territorio tre volte e mezzo. Il vostro PIL rappresenta una categoria diversa. Avete un esercito enorme che non ha nulla a che vedere con quello ungherese. La lingua italiana è conosciuta in mezzo mondo, l’ungherese lo parliamo solo noi. Considerate tutte queste circostanze, il vostro interesse mi onora davvero.

Mi sono posto la domanda a cosa sia dovuto il vostro interesse per l’Ungheria. Credo che l’interesse degli Italiani abbia due aspetti. Chiunque guardi la mappa geografica, sa che dal 2015 l’Europa ha due paesi chiave: l’Italia con i suoi confini marittimi, e l’Ungheria come linea di confine in Europa. Sarà stata questa similitudine a suscitare il vostro interesse. D’altro canto, dal 2010 in Ungheria abbiamo messo in campo un modello di stato che è stato subito attaccato da Bruxelles, dalla sinistra europea, e anche dalla sinistra americana attraverso la rete di George Soros. Tutto ciò ha reso l’Ungheria una pecora nera, ma allo stesso tempo ha iniziato a catturare l’attenzione del mondo esterno; questo potrebbe essere l’altro aspetto per cui tutt’ora l’Ungheria sollecita l’interesse di moltissima gente.

Prima di raccontarvi i miei pensieri, dobbiamo chiarire la questione se la gente italiana possa comprendere quella ungherese, essendo due paesi comunque diversi, e noi ungheresi abbiamo trascorso quasi cinquant’anni sotto l’oppressione e l’occupazione comunista, mentre voi eravate liberi. Ho trovato alcuni motivi per cui Italia ed Ungheria possono trovare un’intesa. Prima di tutto l’Italia settentrionale fa parte dell’Europa centrale e una volta eravamo paesi confinanti. Un altro fatto è che uno dei più famosi brand commerciali italiani, il caffè Illy, proviene dal nome di famiglia di un ungherese, Ferenc Illy: la base di questo marchio è un cognome ungherese. Inoltre, fu scritta da italiani la canzone più bella sulla rivoluzione ungherese del 1956, che comincia dicendo “ Avanti ragazzi di Buda…” Un popolo che riesce ad esprimere con una canzone il dolore di un altro popolo meglio del popolo stesso, sicuramente ci si comprende. Se aggiungo a tutto ciò che attualmente il Commissario Tecnico della Nazionale ungherese è un italiano, Marco Rossi, aumenterà la probabilità che voi capiate ciò che vi dirò e che io sia in grado di rispondere alle domande. In sintesi, oggi qua abbiamo la possibilità di riuscire a comprenderci reciprocamente.

Cari Amici,

Per favi capire i miei pensieri, vale la pena di conoscere la posizione dalla quale mi rivolgo a voi. A partire dal 1984 – lo dico ai giovani – mi occupo di politica. Tra 1984 e 1990, nella resistenza anticomunista, organizzavo movimenti studenteschi. Certamente, il fatto che noi abbiamo partecipato alla resistenza anticomunista e abbiamo lottato per la democrazia, non viene considerato a Bruxelles quando intendono farci lezione sulla democrazia che loro hanno ricevuto bello, che pronto, noi invece abbiamo dovuto combattere duramente. A seguito delle prime elezioni libere nel 1990 sono diventato componente del Parlamento ungherese, faccio il deputato da trent’anni. Ho vinto quattro volte ed ho perso quattro volte alle elezioni, e la mia visione della politica è sempre stata quella di una missione e non un percorso di carriera, per cui quando sono stato sconfitto, sono rimasto impegnato nella politica, non sono andato a lavorare nelle imprese, non tengo conferenze a pagamento, ma ho continuato il mio lavoro, a servire il mio Paese. Per spiegarmi meglio, vi devo raccontare anche il fatto che ho formato quattro governi; il primo all’età di trentacinque anni e, dal 2010, vincendo consecutivamente tre elezioni con la maggioranza di due terzi, sono a capo del Governo in Ungheria, dove non sussiste la costrizione di formare coalizione; il partito al governo è unito e conseguentemente anche il Governo è unito.

Dovete tenere a mente una cosa importante: l’Ungheria, fondamentalmente, è un Paese strutturalmente conservativo. Siamo gli unici in Europa, dove dalle prime elezioni del 1990 la legislazione parlamentare ha durato quattro anni. Non ci sono state mai elezioni anticipate. Se dovessi inserire il nostro colloquio odierno nella sfera politica ungherese, dovrei dire che la vostra Presidente Giorgia Meloni in Ungheria si collocherebbe nell’area centrale dello schieramento politico, io sono un po’ più a destra di lei. Non sono un filosofo, non sono neanche uno scienziato politico. Mentre mi pronuncio, quando vi parlerò, mi esprimo per esperienza, dalla posizione di una persona attiva e non da quella di uno scienziato o di un analista, bensì dalla posizione di un combattente politico.

Pertanto, la prima questione d’interesse è la migrazione. A mio avviso, nel 2015 ha avuto inizio un’invasione verso l’Europa. Si capiva sin da subito che nove migranti su dieci non sono rifugiati ma migranti economici. Chi sostiene che questo non si sapeva, non dichiara la verità. Si capiva benissimo e lo sapevano anche tutti i leader europei. Io, nel 2015 ho percepito che alcuni leader europei avrebbero rovinato lo stile di vita europeo e la cultura europea, conseguentemente poi anche l’economia europea. Ho sempre pensato che la sinistra europea avesse una concezione intellettuale, a beneficio e per l’interesse della quale utilizzano l’immigrazione. Secondo l’opinione intellettuale della sinistra l’Europa deve abbandonare la sua identità nazionale e cristiana, deve entrare in una fase “post” nazionale e “post” cristiana, e nell’interpretazione della sinistra la missione di Bruxelles e della Comunità Europea è promuovere questa transizione. Al contrario, la destra parla di alleanza delle nazioni come concezione contrapposta. In base alla mia esperienza devo aggiungere anche che la sinistra ha un forte interesse nell’immigrazione, un interesse profondo. In primis serve per i suoi obiettivi ideologici. D’altra parte c’è un business, il business della sinistra: legali, assistenti sociali, impiegati nella sfera sociale che collaborano con i trafficanti di esseri umani e costruiscono un’economia che muove tantissimi soldi. So che sarò accusato di teorie complottistiche ma io confesso, con convinzione, che ho visto e so per esperienza che la sinistra non fa altro che importare elettori quando fa entrare gli immigrati. Finiranno di dar loro la cittadinanza, gli immigrati diventeranno cittadini elettori e, dato che questi sono musulmani, non appoggeranno mai una politica su base cristiana. Questo significa che se in Europa arrivano troppi migranti, si riduce e poi svanisce la possibilità di ottenere una maggioranza di basi cristiane per far governare la destra cristiana in Europa. Questo la sinistra lo sa bene, e lo fa apposta.

Gentili Amici, Signore e Signori,

Dopo il 2015 la destra in Europa ha ritrovato le sue forze: abbiamo fatto partire il contropiede della destra. Abbiamo compreso che in molte zone del mondo c’è crisi e gente che soffre; ma il modo giusto di affrontare tale situazione è portare là aiuto e non portare qui il male. Alcuni paesi si sono uniti per fare fronte comune: così hanno fatto i Paesi del Gruppo di Visegrád, compresa l’Ungheria, l’Austria, la Baviera, e così ha fatto anche l’Italia di Salvini. Da allora la sinistra ha fatto cadere il governo austriaco, la Baviera si è ritirata, in Italia mi pare di capire che il governo è stato separato dal popolo e ora stanno lavorando per preparare un’offensiva contro i V4. Il nostro compito adesso è di sottrarre la Commissione Europea al potere della sinistra, e abbiamo buone possibilità. Più precisamente ora abbiamo più possibilità come mai prima d’ora. Oggi vedo crescere un’offensiva della sinistra, emergono nuovi politici di sinistra che non hanno capito niente. Tornano vecchi quadri, vedo il Signor Renzi, vedo che il membro italiano delegato nella Commissione Europea è un mio collega precedente. E vedo che ovunque la sinistra torna al governo succede la stessa cosa: lasciano entrare i migranti e aumentano le tasse. Di qualunque paese si tratti, la sinistra commette sempre questi due errori, senza eccezione: lasciano entrare i migranti e aumentano le tasse. Non hanno imparato niente dagli errori del periodo precedente: di nuovo si punta sulla questione delle quote di redistribuzione. Ho visto che il Signor Primo Ministro Conte è stato vostro ospite e vi ha suggerito di interrogarmi sul perché l’Ungheria non aiuta l’Italia sulla questione dell’immigrazione. Vi rispondo, come ho detto anche a lui, che l’Ungheria è ben disposta a dare aiuto all’Italia, ma ci sono cose in cui non possiamo aiutare. Noi non possiamo collaborare nel trasferire migranti da ovunque verso il territorio Ungherese, perché questo non è possibile ma possiamo aiutare; se voi finalmente deciderete di difendere i vostri confini, noi siamo disposti ad aiutarvi. E se deciderete di rimpatriare i migranti già presenti sul vostro territorio, noi possiamo aiutarvi. Noi non accettiamo le quote di redistribuzione, mentre le quote di rimpatrio le accettiamo volentieri. Pertanto, se il Signor Primo Ministro Conte chiederà a noi ungheresi di riportare dall’Italia alcune migliaia di migranti da dove sono venuti, allora l’Ungheria è disposta a mettersi in gioco, stando al vostro fianco.

Gentili Signore e Signori,

Arriveranno giorni di fuoco nella politica internazionale. Ci attendono le elezioni austriache e quelle polacche, in Ungheria sono fissate le elezioni amministrative e aspettiamo il ritorno dell’Italia in questo club. Questa è la situazione nella politica internazionale nell’autunno di quest’anno.

Gentili Signore e Signori,

Se permettete, vi racconterei alcune cose di ciò che sta accadendo in Ungheria; quale modello economico e politico stiamo realizzando, e quanta possibilità abbiamo di avere successo. Prima di tutto vorrei precisare che non sono venuto qui per cavillare o per dare lezioni a nessuno. Non voglio certo suggerire all’Italia quello che deve fare e non voglio intromettermi nelle discussioni della politica interna italiana. Non dico che quel che va bene per l’Ungheria va bene anche per altre nazioni, o quello che funziona in Ungheria, funziona anche in altri paesi. Io non pretendo tutto questo; semplicemente vi illustro e vi racconto qual’ è la situazione attuale in Ungheria, come la vedo io dal punto di vista da Primo Ministro.

Cari Amici, gentile Signora Presidente,

In Ungheria abbiamo elaborato un modello di teoria politica e dello stato e, su questa base intellettuale, abbiamo costruito uno Stato. La base intellettuale da noi è chiamata democrazia cristiana e lo stato lo consideriamo uno Stato di democrazia cristiana. Si pone la domanda, da dove viene il coraggio dell’Ungheria a fare ciò? Il motivo è che noi abbiamo interpretato diversamente la grande crisi economico-finanziaria europea del 2008-2009, rispetto agli altri paesi membri dell’Unione Europea: abbiamo creduto che le loro risposte a questa crisi non avessero portato successo, perché la natura reale della crisi è stata fraintesa. Nell’Unione Europea hanno pensato che la crisi finanziaria fosse una delle comuni crisi congiunturali che succedono periodicamente nella storia del capitalismo. Noi non condividevamo quest’opinione. Noi consideravamo la crisi finanziaria del 2008-2009 come il segno di un cambiamento storico dell’economia mondiale, cui è sbagliato reagire come se fosse una crisi congiunturale; era necessario reagire come al segno di un grande riordinamento dell’economia mondiale. Sono convinto che il modo di reagire alla crisi con modelli di Stato, concetti di democrazia e politiche economiche dell’Unione Europea, compresa l’Italia, non abbia dato risposte ai veri problemi che erano emersi durante questa crisi. Per questo noi stiamo dando una risposta diversa, mettendo in atto una politica democristiana e uno Stato democristiano.

Siamo altrettanto convinti che l’intelletto e le capacità innovative non dipendano dalle misure di un paese; perché non potrebbe avere ragione anche una nazione piccola? Così abbiamo iniziato. E il modello che abbiamo cominciato a realizzare nel 2010, funziona e sta avendo successo. Il successo politico è indiscutibile: abbiamo vinto consecutivamente tre elezioni parlamentari con la maggioranza di due terzi. Inoltre, sta avendo successo anche il nostro modello di economia democratico-cristiana. Nel 2010 il tasso di disoccupazione era del 12%, adesso è sceso al 3,5%, e ci stiamo avvicinando all’occupazione piena. Il debito pubblico era pari al 85% del PIL, ora è sotto al 70%, il deficit di bilancio era sempre sopra il 3 %, attualmente è stato ridotto all’ 1-2%, oggi la crescita del PIL in Ungheria si registra tra il 4-5%, il ritmo dell’aumento salariale è 8-10%. La povertà è diminuita radicalmente, la classe media si sta allargando di continuo. Pertanto, il modello da noi realizzato, oltre ad essere appoggiato dalla gente che poi si traduce in termini di voto alle elezioni, sta avendo successo e porta ai risultati anche nella vita economica. Ora desidero raccontarvi alcune cose di questo modello.

Il nostro modello si poggia su una base, un fondamento, e su tre pilastri. Il suo fondamento è una nuova Costituzione cristiana attuata dal Parlamento nel 2011. Abbiamo giovato della maggioranza di due terzi per scrivere una nuova Costituzione cristiana da due terzi e, per dare maggior carica simbolica al momento, l’abbiamo approvata il giorno di Pasqua. Se me lo concedete, citerei alcune frasi di questa Costituzione che è la base del nostro sistema. Non parlo la lingua italiana, vi leggerò il testo in inglese. Ecco cosa c’è scritto nella Costituzione ungherese: “We are proud that our king Saint Stephen built the Hungarian state on solid ground and made our country a part of Christian Europe one thousand years ago. We are proud of our forebears who fought for the survival, freedom and independence of our country. We are proud that our nation has over the centuries defended Europe in a series of struggles, and enriched Europe’s common values with its talent and diligence. We recognise the role of Christianity in preserving nationhood. We value the various religious traditions of our country”.

Inoltre, la Costituzione dice: “The protection of the constitutional identity and Christian culture of Hungary shall be an obligation of every organ of the State.” La nostra Costituzione dice anche: “We hold that the family and the nation constitute the principal framework of our coexistence, and that our fundamental cohesive values are fidelity, faith and love.”

Questo c’è scritto nella Costituzione, che poi continua: “Hungary shall protect the institution of marriage as the union of a man and a woman established by voluntary decision, and the family as the basis of the survival of the nation. Family ties shall be based on marriage or the relationship between parents and children. Hungary shall encourage the commitment to have children.”

Queste idee sono stabilite nella Costituzione ungherese e, per questo vi ho detto che la vostra Presidentessa in Ungheria sarebbe di centro, il nostro ordinamento politico è sostenuto da questa Costituzione.

I tre pilastri fondamentali del nostro sistema sono i seguenti: il primo è la famiglia, che va difesa, ed è una comunità che chiaramente può essere formata soltanto da un uomo e da una donna. Questo pilastro esprime anche il nostro modo di pensare al contrario: noi partiamo dai bambini e dichiariamo che tutti i bambini hanno diritto a un padre e a una madre. Per questo abbiamo un sistema di sostegno alla famiglia, sgravi fiscali: le donne che hanno avuto quattro figli, indipendentemente se diventati già adulti, non pagano le tasse fino alla fine della loro vita; e sto lavorando purché questo sia valido anche per le donne con tre figli. Diamo prestito a chi mette su famiglia, e se nasce un bambino, il credito non deve essere restituito. Sono gratuiti i libri scolastici, l’asilo nido, la scuola d’infanzia, la mensa scolastica. Nonostante questo, cari Amici Italiani, non posso dire che in Ungheria abbiamo risolto tutto. Nonostante tutto, le cose non sono a posto in Ungheria, perché tuttora nascono molto meno bambini di quanti avremmo bisogno. Ed io non oso dirvi che di sicuro saremo in grado di invertire la tendenza demografica negativa, ma so di certo che se non ci attiviamo a tal fine, non si invertirà mai. Io non sono disposto ad appoggiare la politica che cerca di sostituire il numero dei bambini mancanti dai migranti. Il bambino nato è il miglior migrante.

Il secondo pilastro di questo sistema politico cristiano-democratico è la nazione stessa. La nazione, secondo le nostre idee, è sovrana, e per questo motivo non può essere sottomessa a comandi di alcun tipo di governo globale; è prodotto dalla cultura e dalla storia, un valore insostituibile, per questo va difesa. Soltanto noi possiamo decidere chi può e chi non può stare sul territorio del nostro stato, insieme alla nostra nazione; questo lo possiamo dire solo noi. La nazione viene difesa ovunque nel mondo, l’unico posto dove non lo è, è in Europa. Questa non è una cosa normale e lo dobbiamo cambiare.

Il terzo pilastro che costituisce la base al concetto politico dello Stato ungherese noi lo chiamiamo libertà cristiana. La libertà cristiana originariamente è una categoria teologica, ma noi non lo intendiamo in quel senso: lo usiamo come una categoria politica. Comprende la sintesi delle politiche per la difesa dello stile di vita cristiano. La libertà cristiana significa che abbiamo il diritto di difendere il nostro stile di vita cristiano. Abbiamo diritto di proteggere tutto ciò che ha contribuito a formare la cultura cristiana in duemila anni, a partire dalla cristianità, dalla vita accumulata di generazioni successive. Siamo liberi di difenderlo. Questo è il senso politico della libertà cristiana. Se ascoltate la politica europea con orecchie sofisticate, allora capirete che la nuova Presidente della Commissione, la signora Ursula von der Leyen sta tentando di lavorare in questo senso, poiché vuole istituire un nuovo portfolio nella Commissione Europea chiamato “Protezione dello stile di vita europeo”. Sapete, a Bruxelles non si può dire “protezione dello stile di vita cristiano”, non è permesso, è vietato; è invece concesso dire “protezione dello stile di vita europeo”, ma fondamentalmente significa la stessa cosa; pertanto speriamo che questo obiettivo sarà realizzato in Commissione.

Per concludere, gentile Presidentessa, Signore e Signori,

la situazione è che la gente che la pensa come noi in Ungheria, e come voi qui in questa tenda e molti altri in Italia, è la minoranza nell’élite politica europea, ma la maggioranza nel popolo e fra la gente. Lo dobbiamo ricordare. E poiché i nostri avversari sono grandi, ricchi, potenti e ben organizzati, noi dobbiamo affrontare una battaglia ingiustamente difficile. Stiamo in lotta per la giusta causa in circostanze ingiustamente difficili. La mia brutta notizia per voi è che questo resta così: questa lotta rimarrà sempre ingiustamente difficile. Chi accetta, deve sapere a cosa va incontro. Non possiamo commettere però un errore: non dobbiamo cadere nell’autocommiserazione. Dobbiamo fare come insegnavano i nostri antenati: “Confida in Dio, ma tieni asciutta la polvere da sparo”. Dobbiamo far così. E vale la pena di ricordare e far ricordare all’Italia e a tutta l’Europa, che l’Europa è stata resa grande e si è fatta portatrice della sua missione attraverso lo stile di vita che abbiamo creato; ogni persona Europea che ha lavorato, con il suo lavoro ha reso servizio ai propri interessi, ai benefici della patria, e alla gloria di Dio. In Europa dobbiamo trovare la forma moderna di questo, e se ci riusciamo, l’Europa sarà di nuovo grande.

Grazie per la vostra cortese attenzione.

Viktor Orbán